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A Tutti Quelli Che...

Ripetiamo insieme:

LOVE IS LOVE.


Scrivo questo pezzo per tutte quelle famiglie che vengono etichettate come “non tradizionali”. Famiglie che, vuoi o non vuoi, oramai sono ovunque. E no, non parlo solo delle famiglie omogenitoriali, ma parlo anche di tutte quelle famiglie spezzate a metà. Tutte quelle famiglie con un solo genitore. Tutte quelle famiglie che non sono conformi a ciò che qualcuno chiama “normale”. Tutte quelle famiglie che, si nascondono clamorosamente tra la massa, come quelle famiglie etero che - per un motivo o per un altro - ricorrono alla scienza per allargare il loro nucleo.


Quando io e Kim abbiamo deciso di “annunciare” che la nostra famiglia si sta per allargare, l’abbiamo fatto sostanzialmente per un motivo solo: non siamo due personaggi della televisione, ma nel nostro piccolo siamo due persone conosciute nei rispettivi paesi per quello che abbiamo fatto - e facciamo - sportivamente. Sapevamo che, nel momento in cui l’avremmo detto a qualcuno all’interno della nostra sfera sportiva, la news si sarebbe diffusa alla velocità della luce, e abbiamo semplicemente ritenuto che una notizia di tale portata dovesse arrivare da noi personalmente. Non da terzi.

Non da quello che l’ha sentito da quello che gliel’ha detto quell’altro che alla fiera mio padre comprò.


Sapevamo che il passo che stiamo facendo sarebbe stato sotto il mirino di tutti: ma francamente, ce ne freghiamo. Nella nostra storia abbiamo sempre adottato un profilo autentico anche nel mostrarci al mondo, ma non siamo due idiote: sappiamo che c’è che ci supporta e chi invece ci guarda male. Chi condivide le nostre scelte, e chi invece no. Sappiamo che c’è chi vuole un dialogo, e chi vuole solo dire la sua. Chi prova ad informarsi, e chi invece crede di sapere già tutto.

Lo sapevamo.


Abbiamo evitato di leggere i milioni di commenti fatti sotto i post (non nostri), consapevoli che se li avessimo letti molti ci avrebbero ferito e fatto male. Perché, alla fine, uno può anche avere un’opinione diversa, ma averla nel rispetto e nell’apertura mentale di ascoltare il prossimo, rimane comunque un tabù ormai scomparso nella nostra umanità. Però, purtroppo, alcuni ci sono arrivati in via indiretta, e quindi mi permetto di chiarire velocemente due cosettine.


Giuro, non vi spiattellerò le solite banalità a sostegno delle famiglie omogenitoriali, perché se gli studi scientifici - le ricerche - gli psicologi, dopo anni e anni di lavoro e di tempo investito, non sono riusciti a convincervi, di certo non ci riuscirò io.

Eppure, siamo nel 2023, e se uno volesse potrebbe trovare tutte le risposte che vorrebbe solo digitando la domanda su “Google”.


Quindi...


Il vostro bambino non avrà un papà”. Ironicamente, mi verrebbe da rispondere con un “Ma no, davvero? Giuramelo perché non ci credo.” Sappiamo che nostro figlio/figlia non avrà un papà, ma due madri. E quindi? Conosco un’infinità di persone cresciute senza padre. Conosco madri che si ritrovano a crescere i figli da sole, anche mentendo sul “perché il papà non c’è”. (Vale lo stesso anche per i padri.) Sarà nostra premura spiegargli tutto quello che ci sarà da spiegare, quando inizierà ad essere in grado di comprendere, perché -nel nostro piccolo- comprendiamo benissimo invece il valore della VERITÀ, cosa che purtroppo tanti negano…anche a se stessi.


Confondete il piacere con l’amore.” Giuro, questo commento mi ha fatto volare altissimo. Io non pretendo di spiegare l’amore, e tanto meno la passione. E a buttare un occhio fuori dal mio giardino, mi sembra che ci siano davvero poche persone in grado di spiegarlo. Ma credo che chiunque abbia lontanamente modo d’incrociare la strada mia e di Kim, percepisca il legame invisibile e forte che c’è. Quindi, lo lascio così, perché mi ha fatto molto ridere.


Fate quello che volete ma non mettete in mezzo i bambini.” Concordo, eppure voi li tirate sempre in ballo. I bambini sono sacri, e dentro la nostra casa verranno sempre trattati come un dono dal valore inestimabile, percependo sempre di essere un miracolo bellissimo. Vorrei poter dire che in ogni casa, e in ogni contesto familiare, questo accade. Purtroppo, visti i commenti dalla lingua biforcuta, credo che siano in tanti nel nostro mondo ad essere cresciuti senza affetto genitoriale, e di questo mi dispiaccio molto.


Diventare genitori è un percorso importante che spesso viene intrapreso senza consapevolezza alcuna, e per quanto possa sembrare assurdo ai più, nel nostro cammino invece c’è stato un pensiero profondo, e una strada lunga. La cosa che mi fa più strano, nell’odio incredibile che viene profuso con commenti sterili da tazza del bagno, è che nessuno si prende la briga di fare domande che invece possono essere interessanti. Domande per comprendere. Domande per conoscere. Domande per provare, anche per mezzo secondo, a mettersi nelle scarpe altrui, senza la pretesa di sapere già tutto, e senza la pretesa di conoscere quale sia la risposta giusta.

Ma soprattutto, nessuno che -prima di scrivere- ponga a se stesso/a la semplice domanda del: queste mie parole feriranno qualcuno? Queste mie parole sono utili per il bene generale? Se mio figlio/figlia leggesse quello che sto scrivendo, percepirebbe odio o amore?


Anche se comprendo la differenza di vedute che può esserci attorno a questo argomento, quello che non comprendo è il nascondersi dietro alla scusante di sapere cos’è meglio o peggio.

Perché il meglio sarebbe solo quello di far crescere i nostri figli, TUTTI, in una società che li ami e li valorizzi. Che gl’insegni i valori dell’amicizia, della verità, del rispetto e del perdono.


Perché sono questi i Valori che la Famiglia, che è il primo nucleo della società, possono salvare e trasformare il mondo intero: possono unire, possono proteggere, possono accogliere, possono dialogare e possono provare gioia per gli altri.

Perché il primo antidoto a quella bestia nera che è l’odio, che mangia il nostro interno ancora prima di distruggere l’esterno a cui è rivolto, è il saper condividere la felicità che un’altra persona prova: la felicità di un dono, proprio come lo è per me, proprio come lo è un figlio per una famiglia, proprio come lo è per due persone che si appartengono.


Concludo con un GRAZIE, grande, a tutta quella gente (TANTISSIMA), che è felice per noi. A tutta quella gente che ci vuole bene, che ci sostiene, che condivide questa gioia immensa.

Ma un grazie va anche a tutti coloro che invece provano a far entrare il male dentro la nostra vita.

Grazie perché ci ricordate sempre che vedere e percepire il bene, e sopratutto rispondere al male con il bene, a volte è davvero difficile.

Ma rimane l'unica via.


L'unica via che conta.


L'unica via che insegneremo alla vita che verrà.


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