Non Chiedermi Scusa.

io non ti

scuso.

io ti

ringrazio.


È passato parecchio tempo da quando ho scritto il mio ultimo pezzo. L'estate è volata via, tra impegni e novità. Siamo a fine Luglio ma sembra ieri di aver giocato l'ultima partita del campionato.

Ho pensato tanto se scrivere questo pezzo. In realtà avrei tante cose di cui parlare, dopotutto sono stata zitta per un po'.

Ma c'è proprio qualcosa che da qualche giorno mi fa venire voglia di scrivere...


Le Olimpiadi.

Anzi.

Gli atleti che sono alle Olimpiadi.

Anzi.

Gli atleti che hanno perso alle Olimpiadi.


Sono un'atleta. Anche se le Olimpiadi le ho sempre e solo guardate dal divano di casa mia. Le ho sognate con tutta me stessa, ma sono sempre state lontane abbastanza da non aver neanche saputo sfiorarle.

Quindi parlo un po' per sentimento, più che per esperienza. Credo sia giusto premetterlo.


Ma voi li avete notati? Li avete visti?


Dico, avete visto tutti quegli atleti che dopo aver perso, o aver raggiunto un risultato diverso da quello che si erano prefissati, scusarsi con il mondo?


Le Olimpiadi ormai sono iniziate da più di una settimana, e mi sono imbattuta in un sacco di atleti che si scusavano con noi. Con i fan. Con l'intera nazione rappresentata. E questa cosa mi ha fatto fermare, e riflettere.

Mi ha fatto chiedere se sia giusto chiedere scusa a dei perfetti sconosciuti per essere inciampati sullo skate. Per aver sbagliato l'onda. Per essere atterrati male. O aver colpito un piccione piuttosto che il piattello (no...non è successo davvero...).


Anche a me, nel mio piccolo, è capitato di farlo. Ma ora ci penso e mi domando sinceramente se sia stata una cosa sensata quella di chiedere scusa ad un mondo che di fatto non esiste. Che ti loda per quello che fai ma non ha la benché minima idea di chi sei, come stai, che sogni hai, che demoni combatti ogni giorno.


Ho provato un senso di malinconia a leggere le scuse degli atleti. Perché mi sono immaginata in quel letto di cartone con il peso della sconfitta sul petto, a scrivere un post di scuse.


Tu sei li, lontano da tutte le persone che ami, rinchiuso in un villaggio olimpico blindato.

Hai lottato una vita per arrivare li. Sacrifici, notti insonni, allenamenti su allenamenti. Paranoie, aspettative, sogni infranti e infortuni.

Hai perso na valanga di amici e incontrato persone che volevano starti accanto solo per ciò che rappresentavi.

Hai pure dovuto allenarti un anno in più, perché una pandemia ha deciso di stravolgere il mondo e rinviare un evento che in precedenza era stato rinviato solo per guerre. Quindi, insomma, la sfiga della sfiga.

Altro anno di allenamenti con un solo obbiettivo: una medaglia.

Ora è notte. Almeno in Giappone.

Sai che in tutte le camere attorno a te qualcuno sta vivendo il tuo stesso sentimento. E vorresti piangere, urlare, mandare un po' tutti a quel paese.

Invece chiedi scusa.

Chiedi scusa a "me", invece che a te. Ma perché?

Forse perché chiedere scusa è ammettere di aver fallito, e si spera che quando si sbaglia qualcuno ci perdoni. Per sentirsi un po' meno male.

Ma qui non c'è nulla da perdonarti.

Ogni atleta porta con se una vita che va ben lontano da quella sportiva. Esiste un cuore e un sentimento che nessuno -NESSUNO- di noi spettatori potrà mai capire e comprendere. Un sentimento che ti porta -appunto- a scusarti per nulla. Perché se hai perso io vivo comunque, e domani la mia giornata non sarà migliore o peggiore.

Ma la tua? La tua come sarà?

Come sarai domani, quando aprirai gli occhi in quel letto di carta, duro come il marmo?

Che uomo o che donna ti sentirai? Cosa ti aspetta a casa?


Essere atleti a volte significa portarsi addosso un peso che non è necessario, con quella costante sensazione di dover dare qualcosa al mondo che ci guarda.

Che ti guarda.

E a volte noi ci scordiamo che guardando gli atleti non vediamo le persone, vediamo una performance e ci fermiamo a quella, nel bene e nel male, senza avere accesso a quegli angoli scuri che non ci sono dati sapere.


Le scuse, sono un qualcosa d'infinitamente prezioso e importante. E, per quanto mi riguarda, vanno usate quando davvero si sbaglia. Quando davvero si commette un errore.

Perdere non è un errore.

È parte del destino di ogni atleta.


Perdere, spesso, è la strada più veloce per crescere.


Grazie, ad ognuno di voi atleti, che ci state facendo sognare - piangere - sorridere - gioire - soffrire.

Io non vi scuso.

Io vi RINGRAZIO.




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