Caro Kobe, ti scrivo

Peccato che lui, non conosce chi sei.


CARO KOBE, TI SCRIVO

(COSì MI DISTRAGGO UN PO')

Caro Kobe, lo so…ti stanno scrivendo in molti, tra i tuoi amici più stretti, persone che hai toccato, familiari e fans. E ti scrivo anche io, perché scrivere mi serve a mettere ordine, e il caos che hai generato andandotene richiede nella mia testa un secondo di silenzio.  Un silenzio che per me sa d’inchiostro. Di nero su bianco. Non ho niente da raccontare che ci leghi: non ti ho mai incontrato di persona, non mi hai mai detto una frase - parola - saluto, non ti ho mai visto giocare dal vivo e non ho una foto con te. Non ci conoscevamo per niente. Eppure la tua scomparsa, Kobe, mi è arrivata addosso sotto forma di valanga di domande, che anche provando a ignorarle - non sentirle - continuano a gridare nella mia mente. Ricordarti per le tue prodezze cestistiche, per il tuo dominio assoluto, la tua competitività, per quel continuo e incessante paragone del mondo tra te e MJ, e il tuo fade away, mi sembra addirittura riduttivo. Forse questo è un pensiero soggettivo, legato sicuramente al mio modo di essere e al mio cercare dell’altro oltre a tutto quello che una persona sa fare. Sarà che il Kobe che ho visto nel post carriera mi era piaciuto anche di più del Kobe in campo, e ti posso assicurare che il Kobe giocatore mi era piaciuto, e molto.  Eppure quel sorriso che ti riempiva il viso, seduto a bordo campo, con la tua Gigi o la tua famiglia, era un sorriso diverso. Che mi sembra di non averti mai visto addosso con tutti i tuo anelli, svariati MVP e chi più ne ha più ne metta. I tuoi ultimi sorrisi mi sembravano più pieni, più profondi, più legati a una gioia vera - spontanea. Forse andrò contro corrente nel dire che a me manca più quello, che tutto il resto. Mi manca di più il fatto di non poter più vedere il tuo viso in pace, piuttosto che il fade away che ho provato a imitare - inutilmente - milioni di volte.

Si parla incessantemente della tua “MambaMentality”, con persone che dicono che per onorarti dovremmo vivere ogni giorno come hai vissuto tu: al 1000 per 100. A me dispiace Kobe, ma credo non potrò mai onorarti in questo modo, e sarei ipocrita se dicessi il contrario. La MambaMentality era la TUA mentalità, il TUO modo di vivere, era la TUA ossessione. Che ho ammirato, a tratti anche provando a modellare, senza mai capire fino in fondo. Immagino, Kobe, che non avessi previsto tutto ciò. Che non avessi previsto che sarebbe tutto finito proprio nel momento in cui stavi cominciando altro. E non posso fare a meno di chiedermi se tutto il tempo che hai dedicato al basket, a diventare una leggenda, col senno di poi lo vorresti indietro.  Almeno un po’.  Non posso fare a meno di chiedermi se degli anni passati a stare in palestra 4 volte al giorno, ora saresti disposto ad andarci solo 3, e passare un’ora in più con chi amavi - ami - profondamente. E questa domanda, questo pensiero, mi tormenta da domenica.  Vorrei avessi avuto più tempo per chi ti è stato accanto. Per chi ti ha aspettato pazientemente. Per chi per vent’anni ha vissuto tutto alla tua velocità, al tuo modo, smussando ogni angolo delle loro tempistiche. Caro Kobe, se mai avremmo modo d’incontrarci un giorno, in un campo da basket ricoperto di nuvole, non m’interesserà sapere molto.  Non ti chiederò delle foto, perché la tua immagine è impressa e indelebile nella mia mente. Non vorrò neanche un autografo dalla tua penna di piuma di ali invisibili. Però te lo chiederò se cambieresti qualcosa. Sottovoce, che nessuno ci senta. Te lo chiederò se vorresti un po’ di tempo indietro da dedicare meno alla palla e di più al resto. Che forse il mondo ti ricorderà per sempre per le tue prodezze, l’irreplicabile atleta che eri, l’impatto umano che hai avuto nella vita di tutti noi…il mondo saprà sempre chi sei e chi sei stato. Ma è triste sapere che nonostante questo, il tempo andato è andato.  Per te come per chiunque altro. Non potrò scordare mai il terremoto dentro di me causato dalla frase “Kobe è morto”. “Dai, è uno scherzo” ho pensato. Aspettavo che te ne uscissi da un momento all’altro con un “Just kidding guys, I’m here!”. Ma quel momento non è arrivato mai. Anzi, è stata una discesa libera di notizie terribili. Dal “Non era solo”, al “C’erano altre 8 persone” al “È morta anche sua figlia Gigi”. So che il mondo ha provato quella sensazione di vuoto, di buco nero, che ho provato io. Davanti ad una pizza che non ho mai finito, che è rimasta a metà…  Un po’ come la tua vita. Grazie per aver toccato la vita di tutti noi. E tutti noi in modo diverso. Io ripenso al tuo sorriso, quello dal lato opposto del campo, accanto alla tua famiglia. Riposa in Pace Kobe. Riposa in Pace Gigi. Riposino in Pace gli Altobelli, le Chester, Mauser e il pilota Zobayan. Lassù dove il tempo non esiste.

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