Life After Basketball

Prima

O

Poi


Mi sembra ieri: ero solo una bambina che voleva realizzare i suoi sogni. Volevo giocare a basket e vivere di questo. Volevo vincere campionati, trofei, e volevo giocare per la mia nazionale. Fin da quando ero bambina, tutto quello di cui m’importava era il basket: non era solo una passione, era anche la mia visione, la mia missione, il mio amore più grande.

Quando sei immerso nella tua carriera non ti capita praticamente mai di fermarti e pensare che a una certa questa finirà.

Non ci pensi sicuramente quando hai 18/19 anni, e devi decidere cosa fare con lo studio. Non ci pensi, sopratutto quando stai già guadagnando un discreto stipendio che ti da l’opportunità di essere indipendente e di vivere senza chiedere i soldi ai genitori. In qualche modo, inconsciamente, ti viene da pensare che questa vita che stai facendo non finirà mai, perché il traguardo -la linea finale- è così lontana che è normale non riuscire a vederla.

Almeno, questo è quello che è successo a me.

La vita post basket mi spaventa. Molto. Mi spaventa perché non c’è la cultura di parlarne, nessuno ti prepara, e anche con le mie compagne di squadra è un argomento che quasi nessuno ha il coraggio di tirare fuori.

Quindi mi spaventa ancora di più.

Ha cominciato a salire la paura nella mia testa qualche anno fa, quando stavo lottando per capire se amavo o meno giocare a questo sport, e quando ho dovuto "re-imparare" chi ero. E indovinate un po’? È stato uno dei periodi più duri, ma allo stesso tempo uno dei migliori, della mia vita. Finalmente, dopo 32 anni di vita (quasi 33) e più di 20 spesi a rincorrere questa palla, mi sono guardata allo specchio e ho visto la me persona: quel riflesso che ho sempre ignorato, perché tutto ciò che ho sempre visto era “Giorgia la giocatrice”.

La vita post carriera spaventa molti atleti, perché spesso tutto ciò che crediamo di essere è connesso alla nostra disciplina. Confondiamo la nostra identità con quello che invece facciamo, ed è una cosa pericolosa e fuorviante. Non siamo “solo” atleti. Siamo umani con delle passioni, interessi, con un significato più profondo. E siamo fortunati, perché lo sport ha l’abilità d’insegnarci cose che lavoratori normali non possono imparare.

Ci sono notti che non riesco a dormire perchè voglio assolutamente trovare un piano per il mio post carriera. Voglio avercelo sotto controllo, e addormentarmi sapendo per certo quello che il futuro ha in serbo per me.

Ma è una cosa stupida, perché è impossibile -per chiunque- saperlo.

Quindi, questo è quello che faccio quando vengo assalita dai pensieri: penso che la cosa più importante che ho, è sapere chi sono io. Sapere quali sono i miei valori, le mie priorità, sapere cosa la parte più profonda di me sente. Penso a tutte le lezioni importanti che ho imparato durante la mia carriera, e vedo chiaramente come hanno definito la persona che sono ora.

Ph Credit: Luca Taddeo

Durante il nostro viaggio giocato abbiamo un sacco di tempo per scavare a fondo su chi siamo.

Fatelo. Facciamolo.

Non aspettiamo l’ultimo momento disponibile per scoprirci. Diamoci tempo di esplorare, d’imparare, e di ascoltarci. Siamo atleti, ma non siamo unicamente quello, e le nostre abilità vanno bel oltre il talento che abbiamo per lo sport.


Lo so che è difficile, e anche spaventoso. Anche se io ho una chiara immagine di chi sono, è comunque difficile per me pensare “quale sarà il prossimo capitolo?”. Ma so che in qualche modo lo scoprirò e me la sbrigherò.

Come lo so? Già, è una bella domanda.

Lo so perché durante la mia carriera ho costruito relazioni -non troppe, ma quelle giuste. Quelle vere. E so che non sono mai sola.

Lo so perché ho affrontato un sacco di sfide, da infortuni gravi fino alla completa inquietudine di voler mollare tutto, e lottato per venirne fuori. Riuscendoci.

Lo so perché fin quando ero bambina ho sacrificato un sacco di cose per inseguire i miei sogni, e l’ho fatto senza lamentarmi troppo. Alla fine, li ho realizzati quasi tutti.

Lo so perché il basket mi ha insegnato una cosa importantissima: “se non ti spaventa, forse non è abbastanza importante.”

Anche se il futuro post basket ha il potere di spaventarmi a morte, ha anche una parte bellissima: la parte dove posso scoprire qualcosa di nuovo. Ho dato tanti anni della mia vita alla palla a spicchi, e tra un po’ sarà tempo di dare altrettanto ad altro. Nella speranza che sia qualcosa che posso amare tanto quanto ho amato il basket.

Quindi, invece di essere spaventati, magari possiamo essere curiosi. Curiosi di vedere quello che succederà, curiosi di vedere come le cose evolveranno, ma soprattutto curiosi di scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi.

Mentre scrivo questo pezzo, ancora non ho un piano su quella che sarà la mia “prossima vita”. Quindi non sono nessuno per insegnare cosa o come. Non ho una ricetta. Però sono convinta di una cosa, e voglio che tu -che magari sei nella mia stessa situazione- ti possa ricordare:

Noi atleti spesso ci scordiamo che sì, siamo atleti, ma saremo sempre molto di più di soltanto questo.

Non dimenticartelo. Sei più di un atleta.

La vita ti sta aspettando.

Vai a prendertela.

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